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Charles H. Bennett, IBM Fellow e pioniere del quantum computing, riceve il Premio A.M. Turing, il più importante riconoscimento dell’informatica

• Charles H. Bennett ha contribuito a gettare le basi della scienza dell’informazione quantistica insieme al co premiato Gilles Brassard dell’Università di Montréal.
• In oltre cinque decenni in IBM Research, Bennett ha contribuito a trasformare la teoria quantistica in applicazioni concrete come la crittografia quantistica, il teletrasporto e i protocolli basati sull’entanglement.
• È il settimo IBM a essere insignito del Premio A.M. Turing dall’ACM, l’Association for Computing Machinery.
• Il riconoscimento si inserisce nella lunga tradizione di IBM nel plasmare il futuro del quantum computing e nel valorizzare l’impatto storico dei ricercatori che hanno gettato le basi di questo settore.
18 mar 2026
Charles H. Bennett, IBM Fellow e pioniere del quantum computing, riceve il Premio A.M. Turing, il più importante riconoscimento dell’informatica

Yorktown Heights (New York), 18 marzo 2026 — Charles H. Bennett, ricercatore scientifico di IBM (NYSE: IBM) e IBM Fellow, è stato nominato co‑vincitore dell’ACM A.M. Turing Award 2025 dall’Association for Computing Machinery (ACM).

Definito dall’ACM come il “Premio Nobel dell’informatica”, il riconoscimento premia Bennett per i contributi che hanno dato impulso a una vera e propria “rivoluzione quantistica”, contribuendo alla nascita della scienza dell’informazione quantistica e ridefinendo il modo in cui si concepiscono il calcolo, la comunicazione e la natura stessa dell’informazione. Bennett condivide il premio con il collaboratore di lunga data Gilles Brassard dell’Università di Montréal, con cui ha saputo fondere fisica e informatica in una disciplina completamente nuova.

Nel corso di oltre cinque decenni trascorsi in IBM Research, Bennett ha esplorato in modo pionieristico come i comportamenti insoliti della materia alle più piccole scale possano essere utilizzati per elaborare e trasmettere informazioni in modi impossibili per i computer classici. Il suo lavoro ha gettato le basi scientifiche della crittografia quantistica, del teletrasporto quantistico e della realizzazione dell’entanglement — concetti che oggi sono al centro della moderna scienza dell’informazione quantistica e dei continui progressi nel quantum computing.

Nato nel 1943 a New York da genitori insegnanti di musica, Bennett è cresciuto in un’epoca in cui venivano costruiti i primi computer general purpose e si scopriva la struttura del DNA. Entrambi gli sviluppi lo spinsero a studiare biochimica alla Brandeis University, mantenendo al contempo un forte interesse per l’informatica. Durante gli studi universitari rimase affascinato dai teoremi di incompletezza di Kurt Gödel, che dimostrano come alcune verità matematiche non possano essere dimostrate all’interno di alcun sistema capace di effettuare calcoli aritmetici, come un computer. Trasponendo questo interesse allo studio delle molecole, Bennett ricorda: “Cominciai a interrogarmi sul rapporto tra fisica e computazione e sull’esistenza di processi fisici fondamentalmente non computabili.”

La curiosità di Bennett lo portò a esplorare l’intersezione tra computazione e leggi della fisica come studente post‑laurea alla Harvard University, dove sviluppò due relazioni professionali decisive per la sua carriera. La prima con il fisico Stephen Wiesner, che nel 1968 aveva ideato il concetto di “moneta quantistica” non falsificabile, incontrando però difficoltà nel far accettare l’idea in ambito accademico. Bennett contribuì in seguito a far progredire quel lavoro e, in alcuni appunti manoscritti del 1970, sottolineò in modo profetico l’espressione “quantum information theory”. La seconda esperienza chiave fu la partecipazione a una lezione di Rolf Landauer, IBM Fellow e fisico, i cui studi sulla termodinamica della computazione sostenevano che l’informazione non è astratta, ma una quantità fisica soggetta alle leggi della natura.

Rolf Landauer mi ha reclutato in IBM perché condividevamo l’interesse per la fisica della computazione”, ha dichiarato Bennett, che lavora tuttora presso l’IBM Thomas J. Watson Research Center di Yorktown Heights, New York. “Il laboratorio era uno dei pochi luoghi in cui fosse possibile esplorare seriamente questi temi insieme a persone che riflettevano sull’informazione nei suoi aspetti più fondamentali.

In IBM, Bennett è autore di un articolo fondamentale del 1973 sulla reversibilità logica della computazione, che dimostrava come il calcolo non fosse intrinsecamente legato alla dissipazione di energia, contrariamente a quanto si credeva. Questo lavoro ha contribuito in modo decisivo a stabilire l’informazione come concetto fisico, aprendo la strada a decenni di innovazione tecnologica.

IBM era il luogo ideale per fare questo tipo di ricerca, perché nello stesso edificio convivevano esperti di fisica fondamentale della computazione e di matematica dell’informatica”, ha aggiunto Bennett. “Potevo parlare quotidianamente con molte persone di concetti fondamentali e di ambiti che, all’epoca, si sovrapponevano a malapena. È stato quell’ambiente a permettere alla scienza dell’informazione quantistica di crescere fino a diventare ciò che è oggi.”

Bennett e Brassard si conobbero nel 1979 a una conferenza di informatica a Porto Rico, avviando una collaborazione duratura. Nel 1982 furono co‑autori, insieme a Wiesner, di uno dei primi articoli sulla crittografia quantistica. Due anni dopo presentarono il primo protocollo pratico di crittografia quantistica, noto come BB84 (Bennett‑Brassard 1984), dimostrando che due parti — “Alice” e “Bob” — potevano stabilire una chiave segreta con una sicurezza basata sulle leggi della fisica, e non su ipotesi computazionali potenzialmente vulnerabili. Questo lavoro resta uno degli esempi più chiari di come la meccanica quantistica possa abilitare capacità computazionali completamente nuove.

Bennett contribuì inoltre a portare la scienza dell’informazione quantistica dalla teoria alla sperimentazione. Insieme all’allora studente John Smolin, oggi ricercatore IBM, costruì nel proprio ufficio il primo apparato di crittografia quantistica, utilizzato poi, con Brassard, per la prima dimostrazione del protocollo BB84 nel 1989. Il dispositivo, lungo due metri, era composto da specchi, polarizzatori e rivelatori di fotoni, e funzionava grazie a software sviluppato da Brassard e dai suoi studenti. Nel 1993 Bennett è stato anche co‑autore di uno studio fondamentale che ha introdotto il teletrasporto quantistico, dimostrando come uno stato quantistico sconosciuto possa essere trasmesso tramite entanglement e comunicazione classica, trasformando una curiosità filosofica in una risorsa concreta per l’ingegneria quantistica.

Oggi il settore che Bennett ha contribuito a creare è passato dalla teoria fondamentale a sistemi reali sempre più potenti e a risultati scientifici di grande impatto.

Charlie è un’ispirazione per tutti noi. Quando molti vedevano la meccanica quantistica come un limite da superare per miniaturizzare i componenti elettronici, lui ne ha intuito il potenziale come nuovo strumento per elaborare e trasmettere informazioni”, ha dichiarato Jay Gambetta, Direttore di IBM Research e IBM Fellow. “Questa intuizione, e i decenni di lavoro che ne sono seguiti, hanno posto le basi intellettuali di una delle frontiere scientifiche e tecnologiche più importanti del nostro tempo.”

Più recentemente, IBM ha presentato l’architettura quantum‑centric supercomputing, aperta e facilmente integrabile, progettata per scalare i sistemi quantistici insieme alle risorse di calcolo classiche, e ha definito un percorso credibile per la realizzazione di IBM Quantum Starling, che l’azienda prevede sarà il primo computer quantistico fault‑tolerant su larga scala, con disponibilità per i clienti nel 2029.

Il premio dell’ACM prende il nome da Alan M. Turing, matematico britannico che ha posto le basi teoriche dell’informatica. L’edizione 2025 è la prima associata alla ricerca quantistica. Con questo riconoscimento, Bennett, che intende donare una parte del premio di 1 milione di dollari, diventa il settimo ricercatore IBM a ricevere il Premio A.M. Turing.

Tra i precedenti vincitori legati a IBM figurano John Backus (1977), premiato per il FORTRAN e la progettazione di sistemi pratici di programmazione di alto livello; Kenneth E. Iverson (1979), per l’APL e la sua influenza sui linguaggi di programmazione e sulla notazione; Edgar F. Codd (1981), per i contributi fondamentali ai sistemi di gestione dei database; John Cocke (1987), per i progressi nella teoria dei compilatori, nell'architettura dei computer e nel RISC; Frederick P. Brooks (1999), per i contributi fondamentali all'architettura dei computer, ai sistemi operativi e all'ingegneria del software, e Frances E. Allen (2006), la prima donna a ricevere il premio, per le tecniche pionieristiche di ottimizzazione dei compilatori e l'esecuzione parallela automatica.

Per saperne di più su Charles H. Bennett e sul lavoro che ha portato a questo riconoscimento, clicca qui.

Guarda il breve video dedicato a Bennett e al suo percorso scientifico.

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